Bologna: La linea 13

Parliamo di una delle linee più importanti della rete bolognese: la linea 13.
Considerata una delle linee portanti, è una linea diametrale che mette in collegamento l’estrema periferia ovest, nella fattispecie il quartiere Borgo Panigale, con l’estrema periferia sud, ovvero il quartiere San Ruffillo (sconfinando anche nel comune limitrofo di Pianoro), transitando per il centro storico.
È famosa per essere una linea filoviaria, attualmente, la linea elettrica più lunga della rete bolognese.
La linea 13, così come la conosciamo oggi, nasce nel 1982 sulle ceneri di due linee filoviarie storiche attive fra il 1955 e il 1982: la linea 41 e la linea 46. La linea 41 collegava il centro con Borgo Panigale; dall’altro lato c’era la linea 46, che collegava il centro con San Ruffillo. Con la ripresa del servizio invernale nel settembre del 1982, queste due linee vennero praticamente fuse, dando vita alla linea 13 Borgo Panigale – San Ruffillo. Purtroppo, però, contestualmente a questa modifica, venne soppresso il servizio filoviario. La linea 13 nacque quindi come linea automobilistica, e lo rimase fino al 1991, quando venne finalmente deciso di unire i bifilari della linea 41 con quelli della linea 46. Nonostante il servizio filoviario fosse stato soppresso, i bifilari non erano mai stati rimossi, così bastò rammodernare i bifilari già esistenti, e creare un percorso quasi ex novo che mettesse in collegamento i due rami (analogamente, non furono mai rimossi nemmeno i bifilari delle altre ex linee filoviarie, cioè le linee 32, 33, 42 e 43, e grazie a ciò nel 2002 fu rimesso in sesto il servizio filoviario anche sulle linee 32 e 33 modernizzandone l’infrastruttura già esistente; la neonata filovia 14 sfrutta invece i bifilari mai rimossi delle linee 42 e 43; esiste poi un progetto di sfruttamento dei bifilari mai rimossi della linea 42 fino a Casalecchio, ma questa è un’altra storia…). Nacque così la filovia diametrale 13.

Iniziamo il nostro percorso da Borgo Panigale. Il 13 fa capolinea in via Normandia, strada che viene raggiunta percorrendo un anello di strade composto dalle vie Carroccio e Pisacane. Queste strade si trovano nel cuore di un rione popolare sorto sulla metà degli anni 50 secondo il progetto INA Casa (la località viene difatti chiamata “Villaggio Ina”). Siamo all’estrema periferia ovest di Bologna, quartiere Borgo Panigale. Andando più in là, la campagna che si disperde verso la provincia di Modena.

Ci troviamo al capolinea di via Normandia, è in sosta il filobus 1031. Questa vettura ha la particolarità di essere stato il primo autobus bolognese a ricevere il colore rosso, anche se si tratta solo di una pellicolatura, che è riuscita ad arrivare fino ai giorni nostri (seppur scolorita).
(FOTO: EDOARDO AMADORI, 26 SETTEMBRE 2012)

Usciti da via Normandia, si svolta a sinistra e si prende la via Emilia, che cambia nome più volte durante il nostro percorso (qua si chiama via Marco Emilio Lepido), che il 13 percorrerà fin sotto le due torri. Appena imboccata via Lepido, c’è subito la prima fermata, importante perché serve l’attiguo centro commerciale “Centro Borgo”. Tale centro commerciale è stato costruito sul finire degli anni 80, e si tratta del primo esempio di grande centro commerciale sorto a Bologna (negli anni ne sorgeranno poi molti altri). Dopo il Centro Borgo, sempre sulla nostra destra, costeggiamo gli stabilimenti della Ducati, lambendone la parte nord. Ci inoltriamo quindi nel cuore del quartiere Borgo Panigale, nella parte vecchia, che è compresa fra il sottopasso autostradale e gli stabilimenti Ducati. A metà strada, la chiesa di Borgo Panigale, con il grande cimitero che sorge alle spalle (il secondo di Bologna dopo quello monumentale della Certosa).
Prima di affrontare il sottopasso autostradale, è posto il primo sezionatore della linea filoviaria, collegato alla sottostazione che sorge poco distante.
Affrontiamo quindi il sottopasso che ci permette di superare la tangenziale e l’autostrada. Questo punto ha la particolarità di avere la linea aerea di tensione ad un altezza inferiore (seppur di poco).

Primi giorni di servizio per i Solaris Trollino, in una giornata di neve vediamo la 1057 fuoriuscire dal sottopasso della tangenziale.
(FOTO: EDOARDO AMADORI, 30 GENNAIO 2011)

Subito oltre il sottopasso, comincia un lungo ed antico cavalcavia che ci permette invece di sovrappassare la ferrovia Bologna – Pistoia. All’apice del cavalcavia è posta una fermata che mette in collegamento diretto con la sottostante stazione ferroviaria di Borgo Panigale.
Superato il cavalcavia ci troviamo in localtà Cinta. Un grosso vaso posto in posizione rialzato, sulla destra, ci indica che siamo davanti agli stabilimenti Fabbri, produttori di marmellate e confetture.
Dopo poco più di cento metri, superato l’incrocio con via del Triumvirato, la via cambia nome in via Emilia Ponente, e inizia il transito sullo storico Pontelungo.
Si tratta di un ponte, come dice il nome, lungo e molto antico, che ci permette di superare il fiume Reno.
Essendo questo il tracciato dell’antica strada romana via Emilia, vien da sé che un passaggio che permettesse di superare il fiume Reno sia sempre esistito. La struttura attualmente esistente, comunque, risale alla seconda metà del 1800. Ai due lati di entrambi gli ingressi del ponte vi sono delle statue rappresentanti delle sirene. Nonostante il ponte sia stato recentemente messo in sicurezza (a causa sia dei parapetti originariamente troppo bassi, ma soprattutto in seguito ai recenti eventi sismici), si trova in uno stato di deterioramento avanzato ed è un peccato considerata la bellezza, l’imponenza e il valore artistico di questo ponte.
Di là dal ponte ci troviamo quindi a Santa Viola, rione che dà il nome al quartiere in cui esso è compreso, percorrendo un tratto di strada largo ma evidentemente molto vecchio data l’età delle case circostanti. Quasi stona, appena scesi dal ponte a destra, un nuovo complesso residenziale costruito dove, un tempo, sorgeva la fabbrica di saponi “Panigal”.
Nel cuore di Santa Viola incrociamo via Battindarno, strada che conduce all’omonimo deposito. Un tempo, quando i filobus non erano dotati della bimodalità, si districava da qui una rete di bifilari che permetteva alle vetture provenienti sia dalla periferia sia dal centro di dirigersi verso il deposito, e viceversa.
Proseguendo sempre lungo la via Emilia, superiamo il centro commerciale Esselunga, e dopo l’incrocio con l’importante asse viario denominato “Asse Attrezzato”, transitiamo di fianco all’Ospedale Maggiore.
Si tratta del più importante ospedale bolognese. La struttura, immensa, consta di un edificio molto lungo, costituito da due plessi che si uniscono ad angolo ottuso, ed è alta 14 piani. È stato costruito nel 1955 in una zona dove una volta non c’era assolutamente nulla, ma l’espansione urbanistica ha fatto sì che ora l’ospedale si trovi in una zona densamente abitata. Nonostante l’imponenza della struttura, e l’età ormai avanzata, si integra perfettamente nel paesaggio senza costituire una sorta di ecomostro, anche grazie ad interventi di restyling avvenuti negli ultimi anni e anche grazie alla vegetazione che lo circonda.
Dopo l’Ospedale Maggiore si trova il secondo sezionatore di linea, collegato alla storica sottostazione Tofane, posta lungo la via omonima a qualche centinaio di metri di distanza (tale sottostazione alimenta anche la neonata filovia 14 trovandosi a metà strada fra le due linee filoviarie), e, dopo l’incrocio con via Timavo, la strada da via Emilia Ponente cambia il nome in via Saffi, restando sempre comunque molto larga. Dopo un tratto in leggera salita, e con ai lati imponenti palazzi costruiti a metà del secolo scorso, arriviamo al cospetto di porta San Felice, che costituisce il nostro ingresso nel centro storico di Bologna.
Nell’oltrepassare porta San Felice, si incrociano i bifilari delle linee 32 e 33, sotto i quali il filoviere alla guida del 13 dovrà transitarvi per inerzia essendo entrambi isolati.
Entriamo quindi in centro, qua la via Emilia diventa via San Felice. Primo pezzo abbastanza largo, proprio qui, il 20 dicembre 1994, un filobus andò completamente a fuoco : si trattava del filobus n. 020, un Bredabus 4001.12.LL.
Il secondo pezzo di via San Felice invece è un senso unico ed è abbastanza stretto. Sbuchiamo in via Ugo Bassi, che raggiungiamo dopo aver incrociato dapprima il bifilare del 13 che viene dalla parte opposta (che per effetto dei sensi unici, in questo tratto effettua un percorso diverso, come vedremo), e poi il bifilare della neonata filovia 14. In via Ugo Bassi il bifilare del 13 corre parallelo a quello del 14, fino a che in via Rizzoli, proprio sotto le due torri, un incrocio fa sì che i due bifilari si scambino di posizione, portando quello del 13 nella posizione più rasente al marciapiede, per consentirgli di svoltare a destra in via Castiglione.

Il filobus 1030 transita in piazza della Mercanzia, che costituisce la parte iniziale di via Castiglione. All’epoca della foto la vettura aveva ancora i vecchi indicatori a palette.
(FOTO: EDOARDO AMADORI, 15 MARZO 2003)

Abbandoniamo quindi la via Emilia, percorriamo un breve tratto di via Castiglione, e poi svoltiamo dapprima a sinistra per un brevissimo tratto di via Farini (incrociando il bifilare del 13 che viene dalla parte opposta che, essendo via Castiglione a senso unico, prosegue lungo via Farini), che in seguito con una curva a destra si raccorda con via Santo Stefano, via stretta ma molto bella che, in leggera salita, ci conduce fino all’omonima porta. Imboccando via Santo Stefano abbiamo praticamente preso la strada che ci condurrà dopo qualche chilometro fino al capolinea. La stessa strada che, proseguendo sempre dritto e uscendo dalla città, diventerà la SS65 della Futa e che, dopo essere transitata per passi famosi come la Raticosa e proprio il passo della Futa, arriva fino a Firenze.
Arrivati a porta Santo Stefano, usciamo quindi dal centro storico incrociando i viali di circonvallazione. Anche qui incrociamo i bifilari delle linee 32 e 33, e anche qua bisogna percorrerli per inerzia, essendo isolati. Oltre ai due incroci, vi è un ulteriore isolatore (posto appena prima dell’incrocio coi viali) che funge da sezionatore di linea, collegato alla poco distante sottostazione Carducci (l’unica sottostazione che alimenta tutte e quattro le linee filoviarie bolognesi). Usciti dal centro, la strada prende il nome di via Murri, e resterà molto larga per tutta la sua lunghezza. Si prosegue sempre in leggera salita (a parte un tratto in leggera discesa dopo l’incrocio con via Siepelunga, in località Sterlino), fino a che, in località Chiesa Nuova, la strada si inerpica più decisamente, effettuando due curve decise, una a sinistra e l’altra a destra. Superata la curva a destra, ci troviamo al cospetto del Molino Parisio.
Qua troviamo forse il segno più indelebile che i terremoti dello scorso maggio hanno lasciato a Bologna.
Alla nostra sinistra difatti sorgeva una storica ciminiera alta parecchi metri che era la ciminiera dell’antico mulino (il nome Molino Parisio difatti deriva dal fatto che da qui passa il canale di Savena, sul quale in questo punto vi operava il mulino Parisio). Se tale ciminiera era passata quasi indenne in seguito alle due forti scosse del 20 e 29 maggio, la scossa che si è verificata il 6 giugno 2012 al largo di Ravenna ha minato definitivamente la struttura della ciminiera. Dopo le valutazioni del caso, è stato deciso di mozzarla, e ora tale ciminiera non svetta più nel panorama della zona, essendone rimasto solo un moncherino di 6 o 7 metri.
Qua via Murri diventa via Toscana. Proseguiamo sempre in salita, superiamo Villa Mazzacorati (dove, poco prima, è posto un sezionatore, collegato alla vicina sottostazione Murri), superiamo la località Croce di Camaldoli (nome dovuto ad una vecchia lapide sormontata da una croce, su cui vi sono diverse leggende, posta all’incrocio fra via Toscana e via Croce di Camaldoli), dopodiché la strada svalla poco prima della chiesa di San Ruffillo, nel cuore dell’omonimo rione. Qua inizia una discesa che ci porta fino al ponte sul fiume Savena. Prima di imboccare il ponte (dove la strada si restringe sensibilmente), sulla destra troviamo un piazzale in cui, fino al 2007, fungeva da capolinea e area di inversione. Difatti la linea 13 (e in tempi più antichi anche la filovia 46) effettuava capolinea qui, invertendosi in questo piccolo piazzale. Solo dal 13 settembre 2007 è in esercizio il prolungamento che va oltre il ponte.

Ecco il vecchio piazzale ricavato all’incrocio fra via Toscana e via Ardigò, denominato “Ponte Savena”, Alle spalle del fotografo vi è infatti il ponte sul Torrente Savena. Sono gli ultimi giorni in cui i filobus percorrono questo storico anello di inversione (attivo fin dagli anni 60) prima del prolungamento oltre il ponte (e conseguente smantellamento dell’anello).
(FOTO: EDOARDO AMADORI, 8 GIUGNO 2007)

Percorriamo quindi il breve ponte sul torrente Savena : alla nostra sinistra un altro ponte, utilizzato dalla ferrovia Bologna – Firenze (pochi metri dopo, vi è lo sdoppiamento della linea Alta Velocità), alla nostra destra l’antica chiusa sul torrente, che dà origine al canale di Savena, che si spinge fino in centro città.

Primo giorno di servizio del prolungamento della linea 13 oltre il ponte sul Savena, fino a via Pavese. Il filobus 1030 sta percorrendo proprio il ponte. Sullo sfondo, sulla sinistra dietro agli alberi si intravede il vecchio piazzale di inversione. E’ stato smantellato l’anello filoviario e ora il bifilare percorre il ponte.
(FOTO: EDOARDO AMADORI, 13 SETTEMBRE 2007)

Dopo il ponte la strada sale notevolmente, e dopo qualche leggera piega, superiamo l’ultimo sezionatore (collegato alla sottostazione Pavese) e giriamo a destra in via Pavese, dove, dopo una curva a sinistra, è posto il nostro capolinea.
Via Pavese è una strada a forma di semicerchio che ha origine e termine in via Toscana, in pratica è una specie di deviazione della via. Ripartiti dal capolinea non faremo altro che seguire via Pavese, che piano piano svolta a sinistra e ci ricongiunge alla via Toscana.

Nelle ore serali (e con una sola corsa alla mattina presto) è attivo un prolungamento della linea 13, che prende la denominazione 13A, che anziché deviare in via Pavese prosegue dritto per via Toscana. Subito dopo il secondo incrocio con via Pavese esce dai confini comunali bolognesi per entrare nel comune di Pianoro, in località Rastignano. Dopo il paese, la strada assume le tipiche caratteristiche extraurbane, attorniate da colline (la strada scorre sul fondovalle del torrente Savena, che rimane alla nostra destra, e attorno a noi fanno da cornice i colli bolognesi), fino ad arrivare al piccolo paese di Carteria di Sesto, dove in un piazzale è posto il capolinea. Tale prolungamento va a sostituire la linea 96 (che arriva fino a Pianoro, mentre le corse limitate a Carteria assumono la denominazione di 96A), attiva solo nelle ore diurne.
I bifilari si fermano in via Pavese, per cui l’interno prolungamento 13A è ad appannaggio del solo servizio automobilistico, anche se vi è un progetto (per ora ancora lungi dall’essere realizzato) di portare la filovia almeno fino a Rastignano.

Il viaggio di ritorno verso Borgo Panigale è identico, cambia solamente qualche strada centrale a causa dei sensi unici.
Non si transita per le vie Ugo Bassi, Rizzoli e Castiglione. Una volta arrivati in via Farini si prosegue lungo tale via oltrepassando l’incrocio con via Castiglione, sbucando in piazza Minghetti. Ancora avanti lungo la stretta via Barberia fino ad entrare, dopo una stretta curva, in piazza Malpighi. Dopo la fermata, un incrocio filoviario fa sì che il bifilare della linea 14, che proveniva da via Sant’Isaia (che è la naturale prosecuzione di via Barberia), dalla posizione interna, passi a quella più sul margine destro della carreggiata, facendo in modo che quello del 13 passi sul lato più vicino alla mezzeria, in quanto dovremo svoltare a sinistra in via Lame (mentre il 14 girerà a destra in via Ugo Bassi), non prima di aver superato due ulteriori incroci filoviari entrambi isolati (uno con la linea 14 proveniente da via Ugo Bassi, l’altro con i nostri bifilari della linea 13 uscenti da via San Felice). Dopo aver percorso il tratto iniziale di via Lame, ed aver svoltato a sinistra per la larga ma tortuosa via Riva di Reno (sotto la quale scorre, tombato da una sessantina di anni, il canale di Reno), ci ricongiungiamo con via San Felice, arrivando all’omonima porta.

Da segnalare la cosa curiosa che avviene al sabato e ai festivi, in occasione dei T-Days, cioè della pedonalizzazione delle vie più centrali del centro storico. Il 13 difatti è l’unica linea che, anziché subire deviazioni, è stata letteralmente tagliata in due pezzi: uno, attestato in piazza Cavour, che va fino a San Ruffillo; l’altro, attestato in via Lame, che va a Borgo Panigale. Si noti che, in regime di spezzamento della linea, si va a ricreare un po’ la situazione esistente negli anni 60 e 70, quando non esisteva la linea 13 ma due linee separate come esposto all’inizio di questo scritto (la linea 41, via Lame – Borgo Panigale, e la linea 46, piazza Minghetti – San Ruffillo). Naturalmente in queste occasioni i filobus non vengono utilizzati, non esistendo i bifilari che permettono le inversioni (nello specifico non esiste un bifilare che da via San Felice metta in collegamento via Lame, per il ramo di Borgo Panigale, e non esiste un bifilare che permetta l’inversione in piazza Cavour, per il ramo di San Ruffillo) e non essendo prevista la marcia autonoma in diesel.

Siamo in via Normandia, è sabato, il centro storico è pedonalizzato e la linea 13 viene spezzata in due tronconi. Questo è quello di Borgo Panigale, che in centro si attesta in via Lame, come specifica il display della vettura in questione, cioè il Cityclass n. 5334.
(FOTO: EDOARDO AMADORI, 19 MAGGIO 2012)

Questo è invece il ramo di San Ruffillo, che in centro si attesta in piazza Cavour. Ci troviamo al capolinea di via Pavese, e la vettura è l’Avancity n. 5577.
(FOTO: EDOARDO AMADORI, 15 SETTEMBRE 2012)

La linea 13 è una delle linee portanti della rete bolognese, e ha una frequenza di circa 7 minuti, che si intensificano in 4/5 minuti nelle ore di punta. Nei giorni festivi si ha una frequenza di 15 minuti al mattino, intensificata ad 11 nel pomeriggio, mentre nelle ore serali la frequenza è sempre di 15 minuti (le corse di 13A per Carteria di Sesto sono cadenzate ogni 60 minuti).

Quando il servizio filoviario è attivo, sulla linea 13 vengono utilizzate tutte le tipologie di filobus esistenti a Bologna, dagli Autodromo Busotto prima e seconda serie ai Solaris Trollino, fino agli ultimi filobus 12 metri superstiti (i Menarini 220FLU), utilizzati fondamentalmente nelle ore di punta del mattino, che possono circolare solo sulla linea 13 perché unica linea ad avere una tensione di 600 volt, mentre le altre filovie bolognesi viaggiano ad una tensione di 750 volt (difatti i filobus 12 metri non possono essere convertiti alla tensione 750v).

Ecco uno dei rari casi di filobus dodecametrici sulla linea 13. Siamo nella centralissima via Ugo Bassi, e la vettura è il Menaroni 220FLU n. 006.
(FOTO: EDOARDO AMADORI, 25 GENNAIO 2012)

Spesso capita che, se vi è indisponibilità di filobus, vengano utilizzati normali autobus termici, con predilezione per i 18 metri, ma sovente vi svolgono servizio bus da 12 metri.

Sulla linea 13 è capitato che, in sostituzione dei filobus, siano stati immessi nel periodo estivo anche autobus solitamente circolanti nel bacino ferrarese. E’ il caso dei tre Citaro suburbani snodati che solitamente durante l’inverno sono di stanza a Cento. Nella foto, scattata in via Pavese, è ritratta la vettura 9056.
(FOTO: EDOARDO AMADORI, 28 GIUGNO 2012)

Quando la linea viene spezzata in due rami, troviamo autosnodati sul ramo di Borgo Panigale, mentre sul ramo di San Ruffillo troviamo solamente bus dodecametrici (principalmente Avancity).

2013-01-15T17:04:05+00:00 ottobre 2nd, 2012|Bologna, Diari di bordo, Itinerari urbani|