Linea collinare per eccellenza, la linea 52 collega il centro di Bologna coi mitici colli bolognesi, andandosi ad attestare in località Sabbiuno.
È una linea il cui percorso è tutto sommato breve, ma allo stesso tempo è molto bello e suggestivo. Nonostante la quasi totalità del percorso si svolga fuori città, viene comunque considerata una linea urbana in quanto il suo percorso si snoda completamente all’interno del territorio del comune di Bologna (anche se il capolinea è posto proprio sul confine col comune di Sasso Marconi).
Una delle particolarità di questa linea è che è composta da due ingressi/regressi, cioè diramazioni della linea che vengono percorsi nello stesso senso in entrambe le direzioni e che vengono addirittura saltate da alcune corse, più un ulteriore ingresso/regresso che viene effettuato in una sola direzione di marcia. 

Un po’ di storia. Il collegamento per Sabbiuno è sempre esistito. Svolto in un primo tempo dalla linea 34, fin dagli anni 80 è diventato il numero 52 quello identificativo di questa linea. Inizialmente le corse si attestavano in via San Mamolo, senza raggiungere il centro di Bologna, restando quindi fuori dalle mura. Solo dal 1989 la linea è stata prolungata fino in piazza Cavour (inizialmente però il capolinea si faceva in piazza Minghetti).

Ed è da qua che inizia il nostro viaggio. Come detto, questa piazza ospita ormai da molti anni il capolinea del 52. Attualmente la fermata si trova sul lato meridionale della piazza, mentre precedentemente era posto sul lato occidentale (in comune con quello della linea 16).
Partiamo da piazza Cavour svoltando subito a sinistra seguendo l’andamento della piazza. Arrivati al semaforo, svoltiamo a sinistra in via Farini, che percorriamo fino alla fine, dove essa, dopo l’incrocio con via Massimo D’Azeglio, diventa via Dè Carbonesi. Qua ci allarghiamo notevolmente sulla destra per effettuare la stretta svolta a sinistra per via Tagliapietre, via stretta che percorriamo per la sua interezza fino a sfociare nella parte terminale di via D’Azeglio, ormai nei pressi di porta San Mamolo.
L’uscita da piazza Cavour è cambiata molte volte nel corso degli anni. Originariamente si percorreva sempre via Farini, ma si svoltava a sinistra per via D’Azeglio percorrendola fino a porta San Mamolo. L’istituzione di un senso unico nel tratto di via D’Azeglio compreso tra via Farini e via Urbana (con direzione via Farini) ha portato gli autobus della linea 52 (e anche della linea 29, che condivide parte del percorso) ad uscire da piazza Cavour proseguendo dritto per via Garibaldi (all’epoca si sostava ancora sul lato occidentale della piazza) fino arrivare davanti al tribunale. Dopo il tribunale svolta a destra per via Rubbiani, strada in salita che conduce fino ai viali di circonvallazione. Si percorreva quindi il tratto di viale compreso da qui fino a porta San Mamolo.
Infine, nel 2010, l’istituzione di questo percorso.
Arriviamo quindi a porta San Mamolo, che rappresenta la nostra uscita dal centro storico, e ci immettiamo nella lunga, tortuosa e collinare via San Mamolo.
Percorsi i primi metri di via San Mamolo, eccoci al bivio per il primo ingresso/regresso: quello di Villa Aldini. Le corse che prevedono il transito, svoltano a destra imboccando una lunga e ripidissima strada, via dell’Osservanza. La salita, davvero molto ripida, ci conduce dopo qualche centinaia di metri sulla sommità del colle che porta il nome della via, arrivando fino ad un piazzale ricavato al cospetto di Villa Aldini, dalla quale si domina la città. Si pensi che in circa 1 km di salita si effettua un dislivello di circa 140 metri, passando dagli 83 metri di via San Mamolo ai 218 di Villa Aldini. Dopo aver invertito la marcia, si ritorna quindi giù, effettuando una fermata davanti alla casa di cura “Villa Baruzziana” (fermata non effettuata in salita) tornando quindi su via San Mamolo e svoltando a destra. Naturalmente, le corse che non prevedono l’ingresso/regresso da Villa Aldini proseguiranno su via San Mamolo senza affrontare la salita.

Siamo al capolinea di Villa Aldini, luogo toccato con un ingresso e regresso dalla maggior parte delle corse della linea 52. Una volta al giorno vi è una corsa di 52 qua limitata, che assume la denominazione 52A. Vediamo lo Sprinter 2309, assegnatario di questa linea da diversi anni.
FOTO : EDOARDO AMADORI, 23 GIUGNO 2007

Da segnalare che esiste una corsa al giorno (sia feriale che festiva), in partenza alle 12.35 da piazza Cavour, limitata a Villa Aldini. Tale corsa assume la denominazione di 52A e, una volta ripartita da Villa Aldini, tornerà quindi in piazza Cavour.
Proprio a causa di ciò, fino a diversi anni fa le corse che invece proseguivano fino a Sabbiuno assumevano la denominazione di 52B, successivamente la lettera è rimasta solo per identificare la corsa limitata a Villa Aldini; tutte le altre corse mantengono la denominazione “52”.
Siamo quindi di nuovo in via San Mamolo. La percorriamo per la sua interezza, fino ad arrivare ad un bivio. Sulla sinistra la strada prende il nome di via Roncrio e, inizialmente in falsopiano (con pendenze che si accentuano strada facendo), percorre tutto il fondovalle del torrente Aposa. Sulla destra invece la strada assume il nome di via dei Colli e si inerpica notevolmente.
È proprio quest’ultima strada che intraprenderemo (via di Roncrio viene invece percorsa dalla linea 29B, ex linea 29, anche se solo per un breve tratto). Ci arrampichiamo su via dei Colli, la strada diventa stretta e dopo alcune curve abbastanza secche e un dislivello di circa 150 metri, transitiamo prima davanti al centro ricerche dell’ENEA, poi, dove la strada si pianeggia leggermente, abbiamo il nostro secondo ingresso/regresso : quello per Gaibola. Le corse che prevedono il transito, quindi, svoltano a destra per via dei Pozzetti, una strada rettilinea, ma stretta composta prima da una ripida discesa e poi da una risalita. Giriamo quindi a destra per via Gaibola, che percorriamo per qualche centinaio di metri, fino a che, sulla sinistra, è ricavato un piazzale abbastanza stretto dove invertiamo la marcia. Percorrendo quindi nuovamente via Gaibola e poi via dei Pozzetti, si ritorna, girando a destra, su via dei Colli.

Il piazzale per l’inversione di Gaibola è molto stretto, e con lui lo spazio per poter fotografare. Sempre lo Sprinter 2309 mentre impegna tale piazzale.
FOTO : EDOARDO AMADORI, 30 GIUGNO 2007

Riprendiamo quindi il nostro viaggio su via dei Colli effettuando un tratto caratterizzato da una discesa secchissima, seguito da un tratto in falsopiano, che transita in mezzo ad alcune ville, dopodiché, dopo una curva a destra, la strada si inerpica nuovamente. Salita molto ripida inizialmente rettilinea, poi curva a sinistra, successiva curva a destra e poi breve rettilineo prima di arrivare in località Paderno, una delle due piccole frazioncine che la linea 52 tocca nel suo viaggio. Poche case e niente più, ma comunque un segno di civiltà dopo aver percorso tratti di strada apparentemente deserti in piena collina, ma che in realtà celano, dietro cancelli, alberi o alte siepi, sfarzesche ville appartenenti alla Bologna Bene. A tradire la presenza di queste zone signorili così ben nascoste nel paesaggio, la presenza, alle fermate e a bordo del bus, del personale di servizio di queste ville.
Superato Paderno, la strada si “apre” : passiamo da un paesaggio caratterizzato da fitta e selvaggia vegetazione ad un paesaggio molto più ampio. Ci troviamo difatti sul crinale di un colle: alla nostra destra una grande vallata che arriva fino al crinale successivo (al di là del quale si trova tutta la zona a sud ovest di Bologna); alla nostra sinistra invece la valle si stende fino al torrente Savena, zona sud est di Bologna.
Proseguiamo per qualche centinaio di metri in questa posizione, transitando a fianco del luogo dove fino a qualche anno fa vi era una struttura per il tiro al piattello, fino ad arrivare ad un bivio. Proseguendo sulla strada principale si arriva fino al parco Cavaioni (che, come vedremo, vi transiteremo solo al ritorno) e poi successivamente fino ai colli di Casaglia e del santuario della Madonna di San Luca. Prendendo invece una strada a sinistra, ripidissima, ci dirigiamo verso Sabbiuno di Montagna.
La salita, ripidissima, strada facendo si attenua fino a diventare una discesa. Percorriamo un breve tratto dove ci troviamo nuovamente sul crinale di un colle (precipizio quindi sia a destra che a sinistra), poi, in corrispondenza del ristorante “La Lumiera”, la strada torna notevolmente a salire, e, dopo qualche secca curva, si raggiunge il punto più in quota toccato dalla linea, ovvero i 330 metri di Sabbiuno di Montagna. Altra frazione del comune di Bologna, si tratta anche in questo caso di poche case costruite intorno alla strada. Usciti da Sabbiuno, si apre davanti a noi il panorama dei “calanchi”. Siamo di nuovo sul crinale del colle, e sia a destra che a sinistra vediamo vallate caratterizzate dai cosiddetti calanchi, ovvero fenomeni di erosione delle montagne simili ai canyon statunitensi. Dopo qualche curva, in salita, transitiamo di fianco al Sacrario di Sabbiuno. Si tratta di un monumento eretto in memoria di alcuni partigiani che qui vennero fucilati durante la seconda guerra mondiale, i cui corpi vennero gettati nel calanco sottostante. Il sacrario di Sabbiuno era custodito da una simpatica vecchina, che abitava a fianco del monumento, che non faticava a dispensare dolciumi o caramelle agli autisti della linea 52; molto arzilla, non tradiva minimamente la sua ormai veneranda età, che superava di poco i 90 anni ormai già un quinquennio fa. Era davvero affascinante vedere questa vecchina scendere dal bus dopo averti regalato qualche dolce, e vederla dirigersi verso la sua casa posta al fianco del sacrario, e pensavi che, molto probabilmente, aveva assistito di persona all’eccidio dei partigiani lì avvenuto, e che da allora non se ne era mai andata.

Fermata “Cippo di Sabbiuno”, l’ultima prima del capolinea. Sulla sinistra si scorge l’entrata al Sacrario. Protagonista della foto è lo Sprinter 2308, che in quel periodo eccezionalmente sostituiva il gemello 2309.
FOTO : EDOARDO AMADORI, 11 GIUGNO 2007

Superato il sacrario, dopo poche decine di metri sulla destra vi è un piazzale, dove è posto il nostro capolinea. Siamo a 300 metri di altitudine; pochissimi metri più avanti un cartello ci avvisa che lì finisce il comune di Bologna e inizia quello di Sasso Marconi. Da una parte il panorama si stende fino al fiume Reno, dove parallele vediamo scorrere la via Porrettana e l’Autostrada del Sole, dall’altra parte alcune case ci celano invece il panorama che, tramite suggestivi calanchi, si stende fino al torrente Savena e quindi l’abitato di Pianoro. Tra i calanchi, si staglia un vero e proprio faraglione, uno spuntone altissimo di roccia.

Ecco il capolinea di Sabbiuno. In questa foto possiamo notare il Sacrario ai caduti: altro non è che quel muraglione visibile sulla destra, le cui numerose feritoie sono occupati da riproduzioni di fucili, atti a simboleggiare il luogo dove i partigiani furono fucilati e gettati nel calanco sottostante.
FOTO : EDOARDO AMADORI, 23 MAGGIO 2007

Dopo esserci goduti il panorama ed esserci immersi nel silenzio di questa zona quasi fuori dal mondo e in mezzo alla natura quasi incontaminata, siamo pronti ad affrontare il nostro viaggio di ritorno, praticamente identico a quello di andata (ingressi/regressi a Gaibola e Villa Aldini compresi), tranne per alcuni tratti.
Superato difatti il ristorante “La Lumiera”, percorriamo in discesa quella che, all’andata, era la ripidissima salita posta dopo l’ex tiro al piattello. Al termine di tale discesa effettuando una curva a gomito a sinistra ci re-immettiamo sulla strada principale, anziché proseguire dritto verso Bologna da dove siamo venuti. Questo perché, al ritorno, si va a servire il parco Cavaioni, uno dei parchi posti sui colli bolognesi, ritrovo soprattutto nelle notti d’estate sia per trovare un po’ di fresco dalla calura cittadina, sia per godersi lo spettacolo delle stelle cadenti. Arriviamo davanti al parco dopo circa 150 metri, ci invertiamo in un piccolo piazzalino e torniamo quindi indietro riprendendo stavolta la strada percorsa all’andata.
Di fatto si tratta, anche questo, di un ingresso/regresso, ma a differenza delle deviazioni per Gaibola e Villa Aldini, che non vengono effettuate da alcune corse, la deviazione per il Parco Cavaioni viene sempre effettuata.

Ecco il piccolo piazzale dinnanzi al Parco Cavaioni, dietro agli alberi sulla sinistra. Ritratto il Pollicino n. 2218, diretto a Bologna.
FOTO : EDOARDO AMADORI, 8 SETTEMBRE 2011

L’altra differenza, piccola, nel percorso di ritorno è la percorrenza di tutta via D’Azeglio fino a via Farini, in luogo della parallela via Tagliapietre.

La linea 52 non ha orari cadenzati, anche se mediamente ci sono corse circa ogni 60 minuti; tuttavia vi sono alcune fasce orarie durante la giornata in cui non sono proprio previste corse. L’orario è il medesimo nei giorni feriali come al sabato; nelle giornate festive le corse vengono effettuate mediamente ogni 120 minuti circa.
Vi è un solo mezzo che espleta servizio su questa linea. Occorre in rinforzo un secondo mezzo per effettuare solo due coppie di corse negli orari di punta della mattina e dell’uscita delle scuole.
Nelle giornate festive è sempre un solo mezzo a svolgere servizio, che inframezza le corse di linea 52 con quelle della linea 51 (altra linea collinare).

Generalmente sul 52 vi svolgono servizio autobus di piccole dimensioni, data la ristrettezza delle strade (e di alcune svolte) che vengono percorse. Fisso vi è un Mercedes Sprinter, la matricola 2309, ma, storicamente parlando, sono sempre stati i Pollicini i padroni di questa linea (e ancora oggi, in special modo sulle corse di rinforzo, il Pollicino è quasi fisso). Oltre a Sprinter e Pollicini, raramente sono stati utilizzati degli Autodromo Alè (mezzi più larghi e lunghi dei furgonati, ma che riescono ugualmente a transitare per queste strade grazie alle loro straordinarie doti di agilità). Ancor più raramente (anche se per un certo periodo, a cavallo del 1998, divenne abbastanza normale) si sono visti autobus interurbani, come gli Iveco 59.12 Carvin. Casi rarissimi (ma comunque accaduti) sono stati l’utilizzo di Sprinter extraurbani oppure, quando erano ancora in parco, dei Pollicini TH.

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